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STAGIONE
Artistica 2022

bohémiennes

Scènes

presentazione

È una stagione non convenzionale quella proposta quest’anno da Contrametric Ensemble: la musica si affranca da un periodo di costrizioni e ripartenze in sordina, ricomincia a vedere e gioire della luce del ritorno all’espressione attraverso i veli di timori, instabilità e compromessi caduti nel corso di questi ultimi anni, nei quali si sono create distanze tra le persone, tra artisti e pubblico, tra sfera soggettiva e sociale. Tema della proposta artistica non poteva che essere il distacco, la lacerazione, lo “squarcio nel cielo di carta” del teatro della nostra quotidianità per assaporare ciò che sta al di là di quella finestra che si è ineluttabilmente aperta.

Per un’azione così forte e fuori dalle righe (e dal rigo musicale!) la scelta è ricaduta sul concetto di Bohème in quanto termine che, esulando da qualunque limitante definizione di tipo ideologico o scolastico, spalanca controcorrente e con ardore la visuale su scenari molteplici che tutto vorrebbero fuorché essere imbrigliati e definiti, siano essi rivolti verso l’esterno o vadano a sondare i fondali dell’intimità. Riavvicinare l’arte - nella fattispecie, la musica - alle persone facendola scendere dall’empireo in cui si è (o è stata) arroccata per mostrare e condividere il profondamente umano che risiede in essa è un atto di opposizione al soffocamento dell’espressione e alle incomprensioni dilaganti. Egon Schiele attribuiva all’arte un carattere “primordiale ed eterno”: proprio a queste immagini nette ma eleganti, estremamente attuali ma al contempo arcaiche, si rifà la scelta grafica della stagione, proclamando musa ispiratrice l’arte di Amedeo Modigliani, che nel gesto di spogliare l’anima del soggetto ritratto imprime nella prestazione artistica la ricerca dell’essenza che accomuna l’umanità intera di ogni epoca, i quali occhi misteriosi e velati paiono finestre che guardano contemporaneamente al loro interno e fuori, verso l’altro.
 

La danza, intesa come coinvolgente arte liberatoria del corpo e dello spirito, fungerà da filo conduttore per molti concerti della stagione, sia che assuma toni foschi e apocalittici (Totentanz di Liszt per pianoforte a quattro mani), sia che manifesti fascino ipnotico (Danse sacrée et danse profane di Debussy per arpa e orchestra d’archi) o grazia (Gluck, Danza degli Spiriti Beati), oppure ancora rimandi alle culture popolari (Danze popolari della Moravia di Janáček).

Culmine dell’espressione tersicorea sarà il concerto con l’orchestra da camera intitolato, non a caso, “Let’s dance!” che prevederà un trascinante assortimento di danze tra Chačaturjan, Ravel, Borodin, Bartók e Kodály, fino a tornare in Piemonte con Leone Sinigaglia. A quest’ultimo sarà dedicata una lezione-concerto per approfondire un patrimonio regionale che poche volte si ha l’occasione di apprezzare. Tra concerti per duo, trii e quartetti con archi, fiati e voci impegnati in pregevoli e inconsueti programmi di musica da camera, non mancheranno anche adattamenti per ensemble orchestrali ridotti, come quelli del Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, de Le tombeau de Couperin di Ravel e dei Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler.